Colombi cure e rimedi

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colombodi Massimo Gigli

Il guano dei colombi può comportare alcuni rischi per la salute delle persone e può anche essere un veicolo di trasmissione di alcune malattie, soprattutto per via respiratoria (il guano essiccato si polverizza in aria), ma anche attraverso la contaminazione di alimenti.
E poi c’è il problema delle zecche. La puntura della zecca del piccione nella grandissima maggioranza dei casi decorre senza sintomi.
In soggetti predisposti o allergici e soprattutto in caso di punture ripetute, può dare però origine a reazione allergiche locali con cute arrossata e formazione di papule pruriginose, ma, in casi molto più rari, anche a effetti respiratori o generalizzati gravi.

In caso di presenza di colombi che imbrattano ambienti, davanzali, terrazze vanno adottate le seguenti misure:

  • Rimuovere con estrema cautela il guano e le piume dei colombi al fine di evitare la dispersione nell’ambiente di spore e batteri, anche eventualmente con l’utilizzo di aspiratori a mano
  • Raccogliere il materiale in sacchi chiusi in maniera ermetica
  • Pulire, detergere e disinfettare in maniera accurata le aree interessate

N.B. Durante le operazioni di pulizia indossare sempre dispositivi di protezione individuale come guanti in lattice monouso

Se è stata rilevata la presenza di zecche di colombo nelle abitazioni

  • Eliminare le fonti di cibo sui davanzali a partire dalle semplici briciole
  • Utilizzare l’aspirapolvere per  rimuovere le eventuali zecche da battiscopa, intelaiatura delle porte, persiane
  • Distribuire insetticida liquido a base di piretroidi in formulazione acquosa o micro incapsulata sui contorni delle finestre e sulle persiane

Colombi prevenzione e controllo

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colomboDi Stefania Mancini

Come prevenire le infestazioni

Le strategie proposte ed impiegate per il controllo numerico dei colombi sono numerose e proprio per i diversi “approcci culturali” e l’estrema differenziazione nella percezione del problema da parte dell’opinione pubblica, sono tutte state oggetto di critiche, spesso di segno opposto l’una all’altra .

Si propone una breve rassegna ragionata delle principali strategie di controllo delle popolazioni di colombi di città, classificate come proposto da Haag-Wackernagel

PROTEZIONE DI EDIFICI E MONUMENTI
ESCLUSIONI CON RETICOLATI E ACCORGIMENTI ARCHITETTONICI

In molti casi una sistemazione edilizia che inibisca l’accesso ad ogni anfratto, finestra, sottotetto che possa ospitare un nido per mezzo di vetri, reti sottili o gomitoli di rete metallica zincata sistemati a filo parete costituisce un intervento decisivo per ridurre drasticamente la popolazione.
Ostacolare la nidificazione significa interferire con una delle motivazioni primarie che hanno indotto la colonizzazione delle aree urbane da parte dei colombi; è quindi un metodo altamente efficace la cui omissione pregiudica il risultato definitivo di ogni ulteriore sistema impiegato, poiché siti di nidificazione liberi sono con facilità rioccupati per spostamenti da località limitrofe o da individui (soprattutto giovani coppie) sfuggiti ad altri sistemi di contenimento della popolazione.

METODI DI DISSUASIONE
Utili soprattutto in caso di “problemi localizzati” per evitare lo stazionamento di colombi in siti particolari nei quali creano particolare danno o disturbo (facciate, monumenti, cornicioni,
ecc.); agiscono per contatto, disturbando lo stazionamento dell’animale, ne esistono varie tipologie: i più consigliabili sono quelli con dispositivi acuminati o quelli “a fili” che risultano essere efficaci e innocui. Efficaci anche i dissuasori elettrici, consigliabili però solo con corrente a bassa intensità( >0,5 Joule). Non sono invece consigliabili i gel repellenti (che causano la fuga dei colombi dando loro la sensazione di intrappolamento) in quanto divengono presto ricettacolo di piume e sporcizia e sono difficili da rimuovere.
Sconsigliati anche i metodi di dissuasione a distanza come sistemi a onde magnetiche o ultrasuoni, dissuasori ottici o odori repellenti in quanto non è dimostrabile la loro efficacia sul lungo periodo
L’apposizione di dissuasori meccanici è tuttavia un’opera complessa che necessita di personale altamente specializzato in grado di operare con metodiche che rispettino l’integrità esteriore dei monumenti il cui esito spesso si limita a spostare il problema ad aree immediatamente a ridosso di quelle trattate.

INCREMENTO DELLA MORTALITÀ
UCCISIONE
Con armi da fuoco, trappole o veleni; il ricorso alle armi da fuoco è una pratica che per motivi
di sicurezza deve essere riservata agli insediamenti lontani dai centri abitati e che, in ogni caso, è sempre meno diffusa per lo sdegno che provoca in larghi strati dell’opinione pubblica (considerare anche la morte per fame dei nidiacei dei colombi uccisi visto che questi si riproducono in tutti i periodi dell’anno).
Analogamente impraticabile l’uso di veleni specifici a causa dei rischi associati alla distribuzione
incontrollata di sostanze tossiche nell’ambiente.
L’incremento della mortalità per mezzo dell’uccisione non è consigliabile come metodo a lungo termine per la riduzione delle popolazioni di colombi inurbati perchè gli animali uccisi vengono rapidamente sostituiti per natalità compensatoria e immigrazione.

POTENZIAMENTO DELLE POPOLAZIONI DI SPECIE PREDATRICI
L’allocco, il falco pellegrino e la taccola, non sembrano aver effetto sulla consistenza numerica dei colombi inurbati; taccola e allocco sono specie ambedue in grado di operare un certo prelievo sui colombi (giovani, nidiacei e uova in particolare) e la taccola è in grado anche di competere significativamente per i siti di nidificazione, tuttavia con le attuali condizioni di densità che si riscontrano nelle città e con la conseguente mortalità molto elevata, soprattutto
nelle classi di età non riproduttive, l’efficacia del loro ruolo nel controllo delle popolazioni di colombi inurbati è molto dubbia.
Difficile è anche la ricolonizzazione delle aree urbane da parte delle specie predatrici in quanto necessitano di territori molto ampi e le cause (smog, rumore, ecc.) che anni fa provocarono la scomparsa dei rapaci dalle città non sono state ancora del tutto eliminate
.
RIDUZIONE DELLA NATALITÀ
DISTRUZIONE PERIODICA DI UOVA E NIDIACEI
Questo tipo di intervento può essere realizzato nei luoghi accessibili a forte concentrazione di animali con risultati soddisfacenti nel contenimento della crescita della colonia; se la distruzione coinvolge anche i nidiacei, si può avere l’insorgere di resistenze da parte degli animalisti e può scatenarsi l’indignazione della gente contribuendo alla nascita di movimenti d’opinione contrari a qualsiasi intervento di controllo; si tratta comunque di un metodo dispendioso e non efficace
sul lungo periodo perché i soggetti eliminati vengono ben presto rimpiazzati per natalità compensatoria e immigrazione

STERILIZZAZIONE CHIRURGICA: mediante vasectomia bilaterale dei maschi adulti, che mantengono quindi un comportamento maschile, ma non sono più in grado di fecondare le uova; la coppia continua ad occupare il sito di nidificazione ma non si riproduce più; si tratta comunque di un metodo costoso e che necessita di personale altamente specializzato, comporta la necessità di intervenire su numeri elevatissimi di soggetti non sempre “sessabili” con facilità e di procedere ad un intervento chirurgico relativamente complesso su animali molto sensibili a stress con conseguente elevata mortalità intra e postchirurgica

SOMMINISTRAZIONE DI SOSTANZE AD EFFETTO ANTIFECONDATIVO
Queste sostanze sono in grado di deprimere per tempi più o meno lunghi l’attività riproduttiva di questi animali; si tratta di ormoni e di sostanze chemiosterilizzanti.
Gli ormoni che vengono utilizzati sono il progesterone ed il mestranolo, il cui impiego pratico ha però trovato gravi e insormontabili ostacoli a causa dell’incontrollabile inquinamento ambientale e
dall’eliminazione con le deiezioni degli animali trattati.
Sono sostanze chemiosterilizzanti il busulfan che determina il blocco della spermatogenesi e la maturazione dei follicoli ovarici dopo un’unica somministrazione per via parenterale, l’azacolesterolo, farmaco ipocolesterolemizzante meno tossico del precedente, che interferisce pesantemente con la sintesi dei grassi del tuorlo, fino ad inibire la fecondazione dell’uovo, e la nicarbazina che influisce sulla ovodeposizione e riduce la percentuale di schiuse risultando efficace anche a bassi dosaggi.
L’uso degli antifecondativi è molto controverso, di norma i principi attivi vengono fatti aderire su granella di mais intera le cui dimensioni impediscono l’assunzione da parte di altre specie di volatili urbani e vengono adottate precauzioni particolari nella somministrazione per evitare dispersione ambientale (immediata pulizia del sito di alimentazione subito dopo la somministrazione, distributori automatici, ecc.), ma per alcuni autori gli effetti sull’ecosistema urbano non sono prevedibili, altri sono invece di parere opposto considerando l’intervento farmacologico un fattore estremamente importante ed utile per il controllo.
Si tratta comunque di un metodo estremamente costoso.

RIDUZIONE DELLA DISPONIBILITA’ DI CIBO
cartello-colombi-no-ciboSi tratta di un’operazione indispensabile in quanto è proprio la disponibilità eccessiva di alimento a favorire la permanenza dei volatili in siti di concentrazione, la loro riproduzione e la sopravvivenza di soggetti deboli, malati, vecchi, altrimenti non in grado di procurarsi il cibo.
Occorre pertanto un efficiente servizio di nettezza urbana con uso esclusivo di contenitori chiusi che impediscano la dispersione dei rifiuti nonchè una tempestiva rimozione dei residui dalle aree mercantili.
Deve inoltre essere attuata una campagna di informazione per i cittadini per evitare distribuzioni incontrollate di alimenti ai volatili, rafforzata, ove necessario, da ordinanze da parte del Sindaco di divieto di alimentazione dei colombi inurbati.
Considerare tra l’altro che parte dei rifiuti alimentari e degli alimenti somministrati volontariamente dall’uomo sono inadatti arrivando a provocare disturbi, patologie carenziali ed emissione di feci sovrabbondanti.

PROGRAMMI DI CONTENIMENTO DELLE POPOLAZIONI DI COLOMBI DI CITTÀ
Per il contenimento delle popolazioni di colombi di città non esistono “ricette”, formule, metodi efficaci sempre e ovunque.
Perché gli interventi siano efficaci debbono far parte di un piano organico prestabilito e la loro scelta e realizzazione deve basarsi sulla conoscenza degli aspetti dell’ecologia comportamentale della specie e dei parametri demografici delle popolazioni nel contesto ambientale in cui si opera (1 È di fondamentale importanza anche la valutazione delle risorse umane ed economiche a disposizione .
Le strategie proposte ed impiegate per il controllo numerico dei colombi sono numerose e proprio per i diversi “approcci culturali” e l’estrema differenziazione nella percezione del problema da parte dell’opinione pubblica, sono state tutte oggetto di critiche spesso di segno opposto.
Tra l’altro bisogna considerare che la complessità di approccio al problema del contenimento della popolazione di colombi di città mal si coniuga con le esigenze delle Amministrazioni Pubbliche che chiedono risposte certe a costi ridotti e in tempi brevi.
In pratica occorre che vengano sviluppati protocolli operativi specifici per ciascuna situazione tenendo presente che i “sistemi di controllo integrati” e cioè gli interventi di contenimento numerico attuati mediante la riduzione della capacità portante dell’ambiente (riduzione delle risorse trofiche e dei siti di nidificazione) eventualmente associati ad altre forme di controllo (per es. riduzione della natalità) sono quelli che si sono dimostrati più efficaci, meno criticabili in termini di
approccio e, nel lungo periodo, più economici.
La progettazione degli interventi, oltre all’efficacia, deve prendere in considerazione anche altri fattori quali il rapporto costi/benefici, l’impatto sull’ambiente e su altre specie animali, gli aspetti normativi ed etici . L’efficacia dell’intervento deve essere valutata attraverso monitoraggi nel breve e lungo periodo.
Strumento indispensabile e primo passo per un corretto monitoraggio e gestione della popolazione dei colombi di città è il censimento che dovrà essere effettuato attraverso rilievi diretti o fotografici e che dovrà documentare la dimensione della popolazione, le zone di maggior concentrazione nei diversi momenti del giorno e dell’anno, le fluttuazioni stagionali, il comportamento in generale e gli spostamenti all’interno e all’esterno dell’area urbana.
Le metodiche di censimento sono varie (cattura e ricattura, transetti, metodo dei quadrati, metodo delle strade, ecc.), ma è importante che per i rilievi sia adottata e codificata una metodica standard che consenta di ripetere le operazioni ottenendo
risultati comparabili.
Un primo censimento dovrà essere fatto prima di adottare qualsiasi misura di contenimento al fine di dare la reale dimensione del problema e informare l’opinione pubblica sul grado di “esplosione demografica” cui si è giunti, giustificando così indirettamente gli interventi che verranno adottati. Successivamente i censimenti, ripetuti con cadenza annuale o biennale, saranno indispensabili per controllare l’efficacia degli interventi ed anche per programmare il mantenimento e soprattutto l’intensità di questi.
Infine, fattore indispensabile per un corretto intervento sul problema delle popolazioni urbane di colombi è un’attiva opera di educazione sanitaria della popolazione, cui è doveroso fornire una corretta informazione sull’argomento.

Colombi

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colomboColombi

di Stefania Mancini

Vita da Colombi di città

Classificazione e origini
Il colombo urbano o di città (Columba Livia forma domestica) discende, come tutte le altre forme di colombo,dal colombo selvatico (Columba Livia) dal quale differisce nettamente per morfologia, caratteristiche genetiche e comportamentali.
Il colombo urbano o di città si rinviene usualmente negli agglomerati urbani, dove si riscontrano gruppi talvolta molto estesi; non ha un legame di continuità con la specie selvatica ha infatti origine da colombi domestici, selezionati e allevati dall’uomo a scopo ornamentale e alimentare, sfuggiti alla cattività o dai campi di tiro al volo. In alcune località il loro insediamento ha coinciso con l’usanza, particolarmente diffusa nel periodo tra le due guerre mondiali, di celebrare ricorrenze nazionali o patriottiche con cerimonie che si concludevano quasi sempre con il lancio festoso di colombi, i quali, invece di rientrare nelle colombaie di partenza, si insediavano nelle sedi di lancio. Le popolazioni domestiche, alle quali il colombo di città appartiene, differiscono dalle popolazioni selvatiche, oltre che per origini, anche per morfologia, abitudini di vita e caratteristiche riproduttive.
Da un punto di vista morfologico le differenze maggiori riguardano i caratteri del mantello che è bigio barrato con forte omogeneità (tutti i soggetti hanno lo stesso mantello) nelle popolazioni selvatiche; le popolazioni urbane presentano invece livree con infinita possibilità di combinazionidi colori (bigio, rosso, nero, bianco) e di disegni (barrato, trigano, uniforme, zarzano) vista la loro origine composita e variabile.
Per quanto riguarda la riproduzione, la periodicità riproduttiva del colombo selvatico è circannuale con picchi in primavera-estate, mentre nel colombo di città la stagione riproduttiva è estesa a tutto l’anno con picchi di deposizione tra marzo e giugno e una forte ripresa nella tarda estate. Una porzione della popolazione di colombi di città ha piccoli praticamente tutto l’anno.

Descrizione specie, dove vivono
I colombi di città derivano dai colombi domestici sfuggiti ad allevamenti che hanno trovato in ambiente urbano le condizioni favorevoli ad una proficua colonizzazione dello stesso, e cioè:
idonei spazi di nidificazione nelle costruzioni dell’uomo
fonti di cibo sempre disponibili come conseguenza delle attività e della presenza dell’uomo (rifiuti, ecc.) estrinsecata talvolta anche in forme di distribuzione diretta del cibo
temperatura mediamente più alta , come conseguenza sia del maggior riverbero delle costruzioni rispetto al suolo libero che degli impianti di riscaldamento nella stagione invernale.
La risposta adattativa del colombo di città a questo ambiente particolarmente favorevole è quella di incrementare il numero di covate e di allungare il periodo riproduttivo e quindi di aumentare la capacità riproduttiva già elevata vista la derivazione dei colombi di città dai colombi domestici selezionati dall’uomo per l’alta produttività.
Negli agglomerati urbani l’attività riproduttiva è favorita anche dalla illuminazione pubblica che rende più flessibili le risposte comportamentali legate al fotoperiodo, riproduzione compresa.
Nella prima metà del secolo scorso i fattori che limitavano il numero di colombi in ambiente urbano erano:
la presenza pur modesta di predatori (falchetti, cornacchie, ecc)
la ridotta disponibilità di alimenti facilmente accessibili
la caccia spietata per fini alimentari che con i sistemi più diversi gli strati più poveri della popolazione umana davano ai volatili.
Questi fattori sono oggi scomparsi o fortemente diminuiti, mentre è notevolmente aumentata la disponibilità di cibo e di siti di nidificazione a causa dell’abbandono dei piani alti di servizio, sottotetti, solai.

Nelle città si sono così verificate vere e proprie esplosioni demografiche di colombi che dai centri storici tendono via via a colonizzare aree sempre più periferiche, con numeri complessivi di soggetti spesso intollerabili sotto il profilo igienico-sanitario e della conservazione del patrimonio architettonico-artistico.

I Numeri del Colombo

Curiosità
E’ vero che il colombo di città è più grasso di quello di campagna?

Si infatti con tutto il cibo che ha a disposizione è più robusto e pesa 300-400 grammi contro i 220-300 di quello selvatico !

E’ vero che il colombo di città vive meno di quello di campagna?

Sarà per i problemi di grasso o per gli incidenti stradali ma vive meno di quello di campagna, in media 2,4 anni, fino a 15 anni i soggetti che vivono in ambienti rurali

Il colombo di città ha diverse livree?

Sarà che stando in città e per stare dietro alla moda la livrea varia grandemente da un soggetto all’altro! In realtà i diversi colori sono dovuti ai numerosi incroci con le specie domestiche.

Ma i colombi sono fedeli?

Le coppie mostrano una grandissima fedeltà al proprio partner e al sito di nidificazione che difendono tenacemente dall’intrusione di altri soggetti. I siti di nidificazione sono principalmente costituiti da buchi, anfratti, sottotetti, sporgenze con riparo.

Quali sono i tempi riproduttivi ?

  • La maturità sessuale avviene tra i 6 e gli 8 mesi
  • Dopo 8-10 giorni dall’accoppiamento vengono deposte 2 uova ad intervallo l’una dall’altra
  • Dopo la deposizione del secondo uovo, comincia l’incubazione che dura circa 18 giorni
    – Una coppia si riproduce in media 5-6 volte all’anno, ma in bibliografia sono segnalate anche 9 covate annue
    – Ogni coppia produce mediamente 3-4, 5 nuovi nati all’anno, determinando in condizioni favorevoli un tasso di incremento annuo della popolazione pari al 44%

E’ vero che il partner partecipa all’incubazione delle uova?
Si, il maschio offre il suo contributo

Come si presentano i piccoli?

Sono inetti, ciechi e coperti da un piumino giallo

Come vengono nutriti?

Per i primi 5 giorni vengono nutriti con un secreto particolare prodotto dall’ingluvie di entrambe i genitori, detto “latte del gozzo”.
In seguito lo spettro alimentare si amplia e viene progressivamente sostituito da granaglie di vario tipo.

Quanti giorni ci vogliono per far “decollare” il piccolo?

I piccoli rimangono nel nido per circa tre settimane e verso i 30 giorni di età diventano atti al volo.

Quando avviene il picco riproduttivo?

In Italia il picco riproduttivo è concentrato tra marzo e giugno, sebbene le nidificazioni, in condizioni favorevoli, possano continuare anche nel periodo invernale, anche causa degli incroci con specie domestiche allevate con attitudini riproduttive esaltate

Quali fattori limitano le popolazioni dei colombi?

I fattori limitanti sono rappresentati dalla disponibilità sia di fonti alimentari che di siti di nidificazione e di stazionamento. Il sovraffollamento, riducendo la fruizione di tali risorse e favorendo la trasmissione di parassiti e di malattie virali e batteriche, incide negativamente sul tasso riproduttivo, riducendo il numero di covate annue e la sopravvivenza dei nidiacei e dei soggetti anziani.

Quando una popolazione di colombi è ritenuta eccessiva ?

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) indica che per le popolazioni di colombi di città si debbano ritenere eccessive densità superiori a 300-400 individui per km quadrato.

Inconvenienti legati alla riproduzione incontrollata di colombi di città
La presenza di animali nelle sedi urbane, purchè mantenuta entro limiti ragionevoli, ha una funzione irrinunciabile sul piano ecologico ed ha un alto valore educativo in quanto contribuisce a mantenere un legame tra l’individuo inurbato e la natura. D’altro canto l’incremento incontrollato ed eccessivo dei colombi di città comporta conseguenze negative per la conservazione di beni monumentali ed architettonici, per l’igiene e , talvolta, per la salute dell’uomo.

  • Danni a beni monumentali ed architettonici
    Gli escrementi dei colombi ( un solo colombo può produrre annualmente 2,5 kg di guano) imbrattano strade ed edifici con conseguenze estetiche negative, potenziale rischio igienico sanitario nonché danneggiamento di immobili e monumenti per corrosione. Le deiezioni deposte su monumenti ed edifici, oltre a costituire potenziale veicolo di trasmissione di parassiti e di agenti di infezione, sciogliendosi con le piogge, rilasciano sostanze acide che intaccano il carbonato di calcio della pietra e del marmo in particolare che può macchairsi e sgretolarsi
  • Danni alle coltivazioni agricole
    I colombi di città hanno spesso l’abitudine ( soprattutto nelle piccole città ma non solo) di cibarsi fuori dall’ambito cittadino, con regolari spostamenti fuori di esso. Questo comportamento è del tutto simile a quello del colombo selvatico ed indica come anche gli spostamenti dei colombi urbani siano, per quanto riguarda l’estensione, determinati dalla dislocazione delle fonti di cibo, specialmente in quelle aree dove le colture cerealicole abbondano, attirandoli fuori città. Possono provocare grossi danni soprattutto nel momento della semina.

Rischi sanitari
Nonostante la letteratura scientifica sia ricca di dati relativi all’isolamento dal colombo di agenti responsabili di patologie anche a carattere zoonosico, pochissimi sono i lavori tesi a chiarire il ruolo di questa specie nell’epidemiologia delle infezioni umane o di altre specie animali. In concreto il rischio è più potenziale che reale e la possibilità di contrarre una patologia dai colombi di città è piuttosto limitata. I rischi sanitari sono comunque quelli derivanti dalla contaminazione fecale dell’ambiente, aggravata dalla polverizzazione del materiale di deiezione che disperde per via anemofila e per aree estese, germi patogeni e responsabili di malattie trasmissibili all’uomo e agli animali(salmonellosi, micoplasmosi, borreliosi toxoplasmosi, criptococcosi, etc.), con rischio di infezione soprattutto in soggetti immunodepressi (bambini, donne in gravidanza, ammalati di AIDS, ecc.).

Puntura da zecche
Le zecche dei colombi (Argas reflexus) che succhiano il sangue dei volatili soprattutto di notte in alcune circostanze possono entrare nelle case e pungere l’uomo che può manifestare reazioni allergiche anche gravi

Attualmente l’Umbria ed il territorio della USL Umbria 1 registrano una situazione di bassissima endemia per le sopracitate malattie che colpiscono peraltro soprattutto soggetti esposti per motivi professionali, quali allevatori, forestali, laboratoristi ecc. e le cui segnalazioni sono di poche unità nella Regione. Tuttavia l’aumento della concentrazione di colombi in determinate aree costituisce, come detto sopra, un rischio sanitario da non sottovalutare e sul quale è necessario intervenire preventivamente, piuttosto che attendere l’evoluzione della situazione epidemiologica nell’uomo.
Ciò anche in considerazione del fatto che alcune delle sopracitate malattie sono spesso sottonotificate o misconosciute per la aspecificità o per l’andamento subclinico di molte di esse.
Inoltre la dispersione di polveri allergogene di origine animale (feci, piume, desquamazioni cutanee, residui di uova dischiuse, ecc.) può determinare l’insorgenza di patologie diverse su base allergica (polmonari, cutanee, ecc.) anche in persone non esposte professionalmente al contatto con gli animali. Si tratta spesso di sensibilizzazioni specifiche, contratte in ambiente urbano, proprio come conseguenza di elevate concentrazioni di colombi; dette fenomenologie sono preoccupanti in
quanto colpiscono fasce di popolazione (bambini, anziani) nelle quali gli effetti di tali sensibilizzazioni danno manifestazioni gravi.