Elleboro puzzolente cure e rimedi

Elleboro puzzolente-08

Elleboro puzzolentedi Aldo Ranfa

Cosa fare in caso di ingestione

L’ingestione accidentale di alcune parti della pianta può provocare bruciore al cavo orale, diarrea, dolori addominali, aritmie cardiache.
Rivolgersi immediatamente dal medico e, in casi particolarmente gravi, è bene contattare un Centro Antiveleni.

Caratteristiche di tossicità

Tutta la pianta contiene dei glucosidi cardiaci e l’acido aconitico

LIVELLO DI TOSSICITA': ALTO

Parte tossica della pianta: Tutta la pianta
Periodo di tossicità: Tutto l’anno.

I casi più frequenti

L’ingestione accidentale di alcune parti della pianta può provocare bruciore al cavo orale, diarrea, dolori addominali, aritmie cardiache.

Cosa fare

Rivolgersi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso.

Elleboro puzzolente prevenzione e controllo

Elleboro puzzolente-08

Elleboro puzzolentedi Aldo Ranfa

Come prevenire le intossicazioni

Non mettere in bocca frutti o altre parti di piante spontanee che non siano di uso comune

Infestazione nei nostri orti

L’approccio tipico che maggiormente si manifesta nel contatto con le specie vegetali spontanee e coltivate spesso si riduce a considerare le cromie, il portamento della pianta e la forma dei fiori e dei frutti. Si tratta di un approccio morfologico-sensoriale, ma di esse va anche valutato l’approccio fisiologico. La pianta è considerata ormai un laboratorio biochimico che continuamente produce metaboliti secondari utilizzati per interazioni varie con l’ambiente circostante. Tali metaboliti secondari di vario tipo hanno la capacità d’essere più o meno tossici per l’uomo in particolari momenti. Alcune di queste sostanze continuamente vengono di nuovo trasformate ed elaborate dalla pianta, altre sono accumulate negli organi di riserva della pianta stessa per essere poi messe a profitto in particolari situazioni fisiologiche. La produzione d’alcaloidi, per esempio, utile per la pianta durante la fase germinativa dei semi o nel momento di sviluppo degli apici vegetativi, si individua nei diversi organi della pianta ma, la concentrazione, viene influenzata da numerosi fattori come l’età della pianta, la stagione ed il periodo vegetativo. Molte delle piante velenose e/o tossiche sono comuni e spontanee in natura, lungo i margini delle strade, nei prati, nei boschi mentre, quelle coltivate si trovano nelle aree verdi urbane, pubbliche e private. Così nei parchi, nei giardini, nei parcheggi, nelle aree di sosta, lungo le strade queste piante, anche se ad una prima sbirciata riescono a suscitare un certo interesse per i colori vivaci o per la regolarità delle forme, possono nascondere insidie e inganni specialmente per i bambini che facilmente raccolgono ed ingeriscono frutti o foglie.

Monitoraggio

In Italia, data l’eterogeneità del territorio e relativa ricchezza in termini di biodiversità vegetale, esistono numerose specie vegetali spontanee tossiche e/o velenose ed anche quelle coltivate per ornamento sono consistenti. Mentre per quelle spontanee l’unica cosa da fare, in termini di prevenzione, resta quella di documentarsi sulla pericolosità o meno dell’intera pianta o delle varie parti di essa, per quelle coltivate va sottolineato che in Italia non esistono norme legislative per regolare la vendita di piante ornamentali. Per tale motivo l’uomo è scarsamente tutelato dai rischi di una esposizione accidentale con specie tossiche e/o velenose. In attesa di normative più precise cosa resta da fare:
Per le piante spontanee l’unica cosa da fare è quella di documentarsi sull’identità delle specie rinvenute e nel dubbio rivolgersi ad un esperto. E’ valida sempre la regola di utilizzare le piante o parti di essa solamente se è stata identificata con precisione.
Per le specie coltivate bisogna assicurarsi che sia presente il cartellino con l’identificazione precisa sulla pianta.
Per entrambi i gruppi di piante è valida la norma di educare i bambini a non mettere in bocca foglie o fiori o frutti di piante che non siano di uso comune.

Elleboro puzzolente

Elleboro puzzolente-08

Elleboro puzzolente

Lo Helleborus foetidus L. o Elleboro puzzolente

(Fam. Ranunculaceae)

di Aldo Ranfa

Vita da Elleboro puzzolente

Morfologia

Specie erbacea perenne con fusto strisciante poi eretto, ramoso in alto e lignificato alla base. Le foglie, sono coriacee e persistenti in inverno, con picciolo lungo ca. 20 cm, lamina palmata e divisa in 7-9 segmenti a forma di lancia, seghettati sul bordo. I fiori, pendenti e portati in numero di 3-15 in un’infiorescenza, sono caratteristici perché sono formati da una parte esterna che simula la corolla con petali (5 tepali), ed una parte interna in cui vi è il nettare per attirare gli insetti pronubi. I tepali sono verdastri con il bordo screziato di violetto-purpureo. Il frutto è formato da una serie di frutti secchi (follicoli) che si aprono a maturità dalla linea marginale di sutura. Tutta la pianta emana un odore fortemente sgradevole. Fiorisce da gennaio ad aprile.

Ecologia e distribuzione

L’Elleboro puzzolente è presente e diffuso soprattutto ai margini dei boschi e nelle schiarite del piano collinare fino alle zone ancora più in alto da 0 a 1.000 m s.l.m. ma può arrivare anche a 1.800 m.

Curiosità

Il nome del genere deriva dai termini greci “hélo=io elimino” e “borá=cibo”, per indicare che non bisogna mangiare alcuna parte della pianta proprio per la sua elevata tossicità. Il termine specifico proviene da “foéteo=io esalo fetore, fetido, puzzolente”, per la sua caratteristica di emanare esalazioni sgradevoli.
NB: Della stesso genere esistono altre specie spontanee nell’Italia centrale che hanno più o meno lo stesso livello di tossicità come l’Elleboro profumato (Helleborus odorus W. et K.), l’Elleboro di Boccone (Helleborus bocconei Ten.) e l’Elleboro nero o Rosa di Natale (Helleborus niger L.).

Usi popolari e rimedi

Le foglie si possono usare come vermifughe e vescicatorie della pelle. Le sue proprietà cardiache, simili alla Digitale, non si possono sfruttare pienamente per la forte tossicità della pianta e, quindi, va somministrata con estrema cautela. Un tempo era considerata efficace contro l’epilessia e la mania depressiva, il cosiddetto Ballo di San Vito.

Bibliografia

  • Bulgarelli G., Flamigni S., 2014 – Le piante tossiche e velenose. Hoepli Editore, Milano.
  • Leporatti M.L., Posocco E., 1996 – Piante pericolose. Japadre Editore. L’Aquila
  • Ranfa, A., 2014 – Piante amiche e nemiche dell’uomo. 2a Edizione. Ali&no Editrice, Città di Castello, Perugia.
  • Stary F., Berger Z., 1987 – Piante velenose. Istituto Geografico De Agostini, Novara
  • Woodward L., 1985 – Piante velenose. Priuli & Verlucca Editori.

Sitografia