Oleandro prevenzione e controllo

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Oleandrodi Aldo Ranfa



Come prevenire le intossicazioni

Non mettere in bocca frutti o altre parti di piante spontanee che non siano di uso comune. Non utilizzare i rami di oleandro come spiedo per cuocere qualsiasi tipo di carne

Cosa fare in caso di ingestione

Il sapore fortemente amaro della pianta ne dissuade il consumo involontario. In caso, comunque, di ingestione accidentale e il comparire di sintomatologie rapide e gravi come nausea, vomito, e diarrea, seguiti da rallentamento del cuore, aritmia e tremori, ricorrere immediatamente al Pronto Soccorso.

Caratteristiche di tossicità

L’oleandro contiene diversi glucosidi cardiaci tossici tra i quali l’oleandrina e la disacetiloleandrina con concentrazioni massime nelle foglie. Risulta tossico anche il miele che proviene dalle api che hanno bottinato sui fiori di Oleandro
Nonostante la forte tossicità e l’elevata presenza nel territorio della pianta, casi d’avvelenamento sono rari, forse anche per la non appetibilità.

LIVELLO DI TOSSICITA': ALTO
Parte tossica della: Pianta intera
Periodo di tossicità: Durante tutto l’anno

I casi più frequenti

Casi di avvelenamento sono rari a causa della non appetibilità della pianta.
Sono stati segnalati casi d’avvelenamento per ingestione di carne cotta allo spiedo dove, per spiedo, era stato utilizzato un rametto d’oleandro e casi in cui si era stata bevuta acqua in cui erano state lasciate a macerare le foglie

Cosa fare

Rivolgersi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso

Oleandro

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Oleandro

Il Nerium oleander L. o Oleandro

oppure Mazza di S.Giuseppe o Rosolauro
(Fam. Apocynaceae)

di Aldo Ranfa

Vita da Oleandro

Morfologia

E’ un arbusto sempreverde con rami giovani lisci che si dipartono dalla base. Le foglie sono opposte, semplici, coriacee, glabre, lanceolate ed acute, nervature che si dipartono ad angolo retto, con picciolo breve. I fiori, ermafroditi, regolari, sono formati da calice e corolla di 5 pezzi saldati, i petali rossi, rosei o biancastri, 5 stami inseriti nel tubo della corolla. I fiori sono portati da infiorescenze a corimbo all’apice dei rami. L’ovario è supero con 2 carpelli che produce un frutto (follicolo) fusiforme, formato da 2 follicoli saldati, portante all’interno dei semi con un caratteristico pappo atto alla disseminazione anemocora. Fiorisce da maggio a luglio.

Ecologia e distribuzione

L’Oleandro è diffuso nell’area mediterranea da 0 a 300 m s.l.m. In Italia si adatta molto bene nella parte meridionale, nelle isole e nei luoghi comunque mitigati. E’ una specie legata soprattutto ai terreni calcarei, lungo i corsi d’acqua e sui greti dei torrenti. E’ legato strettamente ai climi secchi ed aridi e mal sopporto le gelate. E’ coltivato per ornamento nei giardini, da solo o in consociazione, ed è frequente l’uso nelle scarpate e nelle aiuole spartitraffico delle autostrade soprattutto nel centro-sud.

Curiosità

Il nome del genere deriva dal greco “neros=umido”per segnalare la preferenza spontanea lungo i corso d’acqua o in luoghi umidi in genere. Il termine specifico sembra derivare dal termine latino “arodándrum“, che a sua colta sia derivato dal greco “rhododéndron“=albero dai fiori rosa”, probabilmente per il fatto che i fiori possono ricordare nella forma e nel colore quelli di alcune specie del genere Rhododendron L. Nel periodo estivo, al momento della fioritura, lascia cadere una sostanza viscosa altamente imbrattante e fastidiosa. L’oleandro era noto ai Greci e ai Romani per la sua velenosità. Apuleio, nelle “Metamorfosi” trasformato in asino, cercava affannosamente le rose, unico rimedio per farlo tornare uomo; ingannato dalla somiglianza dei fiori, stava per addentare l’oleandro; da esperto botanico egli però riconobbe la pianta, i cui fiori erano un veleno per gli asini, e prontamente se ne allontanò

Bibliografia

  • Bulgarelli G., Flamigni S., 2014 – Le piante tossiche e velenose. Hoepli Editore, Milano.
  • Leporatti M.L., Posocco E., 1996 – Piante pericolose. Japadre Editore. L’Aquila
  • Ranfa, A., 2014 – Piante amiche e nemiche dell’uomo. 2a Edizione. Ali&no Editrice, Città di Castello, Perugia.
  • Stary F., Berger Z., 1987 – Piante velenose. Istituto Geografico De Agostini, Novara
  • Woodward L., 1985 – Piante velenose. Priuli & Verlucca Editori.

Sitografia