Uva da colorare cure e rimedi

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Uva da coloraredi Aldo Ranfa

Cosa fare in caso di ingestione

L’ingestione accidentale dei frutti ma anche di altre parti della pianta provoca bruciori al cavo orale, salivazione, nausea, vomito, diarrea, midriasi, formicolio per tutto il corpo, sonnolenza e aritmie.
Rivolgersi immediatamente al più vicino Pronto soccorso

Caratteristiche di tossicità e invasività

Tutta la pianta è da considerarsi tossica per la presenza di un glucoside saponinico (fitolaccina), saponine triterpenoidi, un alcaloide, acido ossalico e tannini.

LIVELLO DI TOSSICITA’: MEDIA

Parte tossica della pianta: Pianta intera, frutti
Periodo di tossicità: Da aprile a novembre

Uva da colorare prevenzione e controllo

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Uva da coloraredi Aldo Ranfa

Come prevenire le infestazioni

La prevenzione svolge un ruolo importante nella diffusione della specie. Quindi: non diffondere né i semi né le piante. Impedire la crescita sui tetti piani e nei giardini estensivi e sradicare le giovani piante prima che diventino troppo grandi. Se la pianta è già presente è necessario evitarne l’espansione: tagliare le infiorescenze prima della formazione dei frutti e strappare tutti i rigetti. Evitare di depositare in giardino pezzi di radici, non gettarli nel compost e non consegnarli ai servizi di raccolta dei rifiuti verdi. Unicamente il compostaggio professionale con fase di igienizzazione o il trattamento in un impianto di metanizzazione sono consigliati, altrimenti resta l’incenerimento presso un impianto di incenerimento dei rifiuti. Seminare con specie indigene i terreni aperti nelle vicinanze di individui di Ailanto

LIVELLO DI INVASIVITA': MEDIO

La prevenzione ha un ruolo importantissimo nel limitare la diffusione della pianta. Evitare la coltivazione per scopi ornamentali. Nelle aree adiacenti alla pianta evitare il suolo incolto ma conservare la copertura vegetale che inibisce il suo affrancamento. Evitare qualsiasi forma di compostaggio e, se possibile, incenerire i rifiuti dove si pensa sia presente qualche frutto della pianta. Eliminare le giovani infruttescenze per impedire il diffondersi dei semi. Gli individui crescono isolati e, quindi, risulta facilmente controllabile con monitoraggio adeguato delle aree di competenza.

I casi più frequenti

Infestazione nei nostri orti

Le diffusione di specie esotiche in maniera incontrollata negli ultimi anni sta diventando una vera e propria invasione biologica e rappresenta una delle minacce più importanti per la conservazione della biodiversità, causando anche gravi danni per l’uomo sia economici sia sanitari.
In Italia tale fenomeno, nonostante l’eterogeneità del territorio, la fragilità ambientale e l’esposizione a diversificati fenomeni di scambi commerciali, non è particolarmente grave. Ciò nonostante il fenomeno è in costante aumento sia per la spiccata antropizzazione delle aree naturali sia per la costante ricerca da parte dell’uomo di specie vegetali alloctone o esotiche da utilizzare sia come ornamento che come alimento con proprietà salutistiche.

Monitoraggio

In Italia nonostante le specie invasive costituiscano una minaccia per l’ambiente, per gli ecosistemi e per le aree più o meno antropizzati come le aree urbane e periurbane, non esistono ancora riferimenti legislativi nazionali unitari.
A livello europeo si fa riferimento alla Convezione sulla Biodiversità (CBD), ratificata dall’Italia con la L. n. 124/1994, che impegna i firmatari di vincolarsi in maniera adeguata e con i sistemi più idonei, per prevenire l’introduzione, promuovere il controllo e l’eradicazione di quelle specie alloctone o esotiche che minacciano la conservazione di ecosistemi, habitat o altre specie.
Detto questo per agire in modo responsabile, in attesa di norme più specifiche, occorre che gli addetti alla manutenzione del verde, di Enti pubblici e/o privati o il semplice cittadino privato prenda atto dell’importanza della prevenzione biologica e tenti di mettere in atto strategie per la sua applicabilità.

  • Occorre ispezionare con cura ogni angolo delle nostre aree verdi di pertinenza, siano essi terreni agricoli, orti, aiuole ornamentali, scarpate o altre tipologie di verde e verificare che la specie oggetto di coltura non tenda ad invadere indistintamente sia le aree immediatamente a contatto con la pianta madre sia le aree nelle vicinanze.
– Verificare la presenza di specie vegetali diverse da quelle in coltivazione.
  • Verificare l’identità delle specie ritrovate e documentarsi sulla…
  • Nel caso ci siano problemi con l’identificazione delle specie si consiglia di rivolgersi ad un esperto.

Uva da colorare

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Uva da colorare

La Phytolacca americana L. o Uva da colorare

oppure Uva turca, Vite di Spagna, Spinacio delle Virginia
(Fam. Phytolaccaceae)

di Aldo Ranfa

Vita da Uva da colorare

Morfologia

Specie erbacea perenne, vigorosa che può arrivare a 3 m di altezza. Fusti eretti ramificati e glabri, lignificati alla base che nella parte più in alto tende a colorarsi di rosso-violaceo come pure i rami Le foglie, brevemente picciolate, sono ad inserzione alterna, lunghe 10-25 cm e larghe sino a 10 cm, ovali-lanceolate con margine intero o ondulato, base arrotondata e apice acuto.
I fiori sono di colore bianco-verdastro, rosato o porporino e sono portati in infiorescenze a racemi eretti o patenti lunghi fino a 15 cm, opposti alle foglie. I frutti sono bacche lucide, nere a maturità, portate su peduncoli rosati, riuniti in grappoli persistenti che diventano penduli a maturità. Fiorisce da luglio ad ottobre.

Ecologia e distribuzione

L’uva da colorare è una specie invasiva, originaria del nord-centro America, fu importata in Europa nel 1642 e coltivata come pianta ornamentale, è oggi largamente naturalizzata ed invasiva. Il suo ambiente di sviluppo sono le zone ruderali, terreni incolti, campi, giardini, margini di strade, rive dei corsi d’acqua, terreni freschi e fertili, da 0 a 400 m s.l.m.

Curiosità

Il nome del genere deriva dal termine greco “phytόn=pianta” e da quello latino “lacca=lacca”, che è un colorante estratto da un insetto, dalla tinta simile a quella violacea del succo contenuto nei frutti.

Usi popolari e rimedi

Un tempo erano note le sue proprietà antiscorbutiche ed antiemetiche. E’ nota la presenza di sostanze antinfiammatorie, proteine antivirali e importanti composti che tendono ad influenzare la divisione cellulare. Viene utilizzata nella medicina omeopatica. Dai frutti si ottiene una tintura utilizzata per tingere la lana mentre, la radice per l’alto contenuto di saponine, un tempo veniva utilizzata per produrre sapone.

Bibliografia

  • Bulgarelli G., Flamigni S., 2014 – Le piante tossiche e velenose. Hoepli Editore, Milano.
  • Cagiotti M.R., Ranfa A., Landucci F., Marinangeli F., 2006 – Considerazioni su alcune specie esotiche per l’Umbria. Atti del Convegno “La flora esotica d’Italia” (CIRPFEP). Roma, 23-24 Marzo 2006
  • Cagiotti M.R., Landucci F., Marinangeli F., Bodesmo M. e Ranfa A., 2010 – Umbria, in Celesti-Grapow L., Pretto F., Carli M. e Blasi C. (Eds.) 2009 – Flora vascolare alloctona e invasiva delle regioni d’Italia. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Centro Stampa Università, Università degli Studi di Roma La Sapienza, pagg. 95-100
  • Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., Banfi E., Bernardo L., Bovio M., Brundu G., Cagiotti M. R., Camarda I., Carli E., Conti F., Fascetti S., Galasso G., Gubellini L., La Valva V., Lucchese F., Marchiori S., Mazzola P., Peccenini S., Poldini L., Pretto F., Prosser F., Siniscalco C., Villani M. C., Viegi L., Wilhalm T. & Blasi C., 2009 – Inventory of the non-native flora of Italy. Plant Biosystems – Giorn. Bot. Ital. Firenze, 143 (2): 386-430. [Jul 2009]
  • Celesti-Grapow L., Pretto F., Carli, E., Blasi C., 2010 – Flora vascolare alloctona e invasiva delle regioni d’Italia. Editrice Università La Sapienza, Roma.
  • Ranfa A., Cagiotti M.R., Marinangeli F., Bodesmo M., 2006 – Alcune specie esotiche in Umbria a differente invasività. Atti del Convegno “La flora esotica d’Italia” (CIRPFEP). Roma, 23-24 Marzo 2006.
  • Ranfa A., Ciampelli E., Cagiotti M.R., Romano B., 2006 – Specie esotiche di pregio presenti nel Parco di Villa Montesca (Città di Castello-Perugia). Atti del 101° Congresso Nazionale della Società Botanica Italiana (S.B.I.), Caserta, 27-29 Settembre 2006, pag. 144.
  • Ranfa A., Bodesmo M., Cagiotti M.R., Landucci F., Romano B., 2006 – Alcune specie esotiche in Umbria: strategie d’invasività. Atti del 101° Congresso Nazionale della Società Botanica Italiana (S.B.I.), Caserta, 27-29 Settembre 2006, pag. 230.
  • Stary F., Berger Z., 1987 – Piante velenose. Istituto Geografico De Agostini, Novara

Sitografia

Gruppo di Lavoro Specie Esotiche della Regione Piemonte (a cura del), 2013. Scheda monografica Phytolacca americana. Regione Piemonte, Torino