Veratro comune cure e rimedi

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Veratro comunedi Aldo Ranfa

Cosa fare in caso di ingestione

L’avvelenamento può essere mortale anche a dosi bassissime di alcaloidi (10-30 mg che corrispondono a circa 1-2 g di parte vegetale ingerita). Provoca vomito, vertigini, problemi circolatori e respiratori con riduzione della diuresi.
Rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso e, in casi particolarmente gravi, è bene contattare un Centro Antiveleni.

Caratteristiche di tossicità

Il Veratro contiene numerosi alcaloidi fortemente tossici, come la protoveratrina (A e B), protoveratridina e un glucoside amaro, la veratramina.

LIVELLO DI TOSSICITA': ALTO

Parte tossica della pianta: Rizoma, tutta la pianta
Periodo di tossicità: Da aprile a ottobre

I casi più frequenti

L’avvelenamento può essere mortale anche a dosi bassissime di alcaloidi (10-30 mg che corrispondono a circa 1-2 g di parte vegetale ingerita). Provoca vomito, vertigini, problemi circolatori e respiratori con riduzione della diuresi.

Cosa fare

Rivolgersi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso

Veratro comune prevenzione e controllo

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Veratro comunedi Aldo Ranfa

Come prevenire le intossicazioni

Non mettere in bocca frutti o altre parti di piante spontanee che non siano di uso comune

Infestazione nei nostri orti

L’approccio tipico che maggiormente si manifesta nel contatto con le specie vegetali spontanee e coltivate spesso si riduce a considerare le cromie, il portamento della pianta e la forma dei fiori e dei frutti. Si tratta di un approccio morfologico-sensoriale, ma di esse va anche valutato l’approccio fisiologico. La pianta è considerata ormai un laboratorio biochimico che continuamente produce metaboliti secondari utilizzati per interazioni varie con l’ambiente circostante. Tali metaboliti secondari di vario tipo hanno la capacità d’essere più o meno tossici per l’uomo in particolari momenti. Alcune di queste sostanze continuamente vengono di nuovo trasformate ed elaborate dalla pianta, altre sono accumulate negli organi di riserva della pianta stessa per essere poi messe a profitto in particolari situazioni fisiologiche. La produzione d’alcaloidi, per esempio, utile per la pianta durante la fase germinativa dei semi o nel momento di sviluppo degli apici vegetativi, si individua nei diversi organi della pianta ma, la concentrazione, viene influenzata da numerosi fattori come l’età della pianta, la stagione ed il periodo vegetativo. Molte delle piante velenose e/o tossiche sono comuni e spontanee in natura, lungo i margini delle strade, nei prati, nei boschi mentre, quelle coltivate si trovano nelle aree verdi urbane, pubbliche e private. Così nei parchi, nei giardini, nei parcheggi, nelle aree di sosta, lungo le strade queste piante, anche se ad una prima sbirciata riescono a suscitare un certo interesse per i colori vivaci o per la regolarità delle forme, possono nascondere insidie e inganni specialmente per i bambini che facilmente raccolgono ed ingeriscono frutti o foglie.

Monitoraggio

In Italia, data l’eterogeneità del territorio e relativa ricchezza in termini di biodiversità vegetale, esistono numerose specie vegetali spontanee tossiche e/o velenose ed anche quelle coltivate per ornamento sono consistenti. Mentre per quelle spontanee l’unica cosa da fare, in termini di prevenzione, resta quella di documentarsi sulla pericolosità o meno dell’intera pianta o delle varie parti di essa, per quelle coltivate va sottolineato che in Italia non esistono norme legislative per regolare la vendita di piante ornamentali. Per tale motivo l’uomo è scarsamente tutelato dai rischi di una esposizione accidentale con specie tossiche e/o velenose. In attesa di normative più precise cosa resta da fare:
Per le piante spontanee l’unica cosa da fare è quella di documentarsi sull’identità delle specie rinvenute e nel dubbio rivolgersi ad un esperto. E’ valida sempre la regola di utilizzare le piante o parti di essa solamente se è stata identificata con precisione.
Per le specie coltivate bisogna assicurarsi che sia presente il cartellino con l’identificazione precisa sulla pianta.
Per entrambi i gruppi di piante è valida la norma di educare i bambini a non mettere in bocca foglie o fiori o frutti di piante che non siano di uso comune.

Veratro comune

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Veratro comune

Il Veratrum albums L. o Veratro comune

Oppure Elabro, Elleboro bianco
(Fam. Liliaceae)

di Aldo Ranfa

Vita da Veratro comune

Morfologia

Specie erbacea perenne con un rizoma sotterraneo breve e grosso. Il fusto, eretto, completamente avvolto da delle guaine, leggermente pubescente e cilindrico, può arrivare a più 1 m d’altezza. Le foglie basali e mediane sono ellittiche mentre, le superiori che ricoprono il fusto fiorale fino all’infiorescenza dove vengono sostituite da brattee, sono lanceolate; l’inserzione è alterna e si notano 6 nervi principali paralleli, marcatamente visibili nella pagina inferiore. I fiori sono giallo-verdastri, portati da un’infiorescenza a pannocchia ampia a rami arcuati, all’ascella di brattee lanceolate. Nella parte basale dell’infiorescenza i fiori sono ermafroditi o femminili, mentre all’apice sono maschili. Il frutto è una capsula trilobata a forma ovoidale con semi alati. Fiorisce da giugno ad agosto.

Ecologia e distribuzione

Il Veratro comune è una specie spontanea nel territorio nazionale e distribuita da 800 a 2.100 m s.l.m. (raramente 300 e 2.600 m). I suoi ambienti di sviluppo preferiti, gli stessi della Genziana maggiore (Gentiana lutea L.) con cui viene spesso confusa, sono i prati, i pascoli e radure, ricche di sostanze azotate, di media e alta montagna.

Curiosità

Il nome del genere deriva dal latino “vérum=vero, veritiero” e “átrum=nero”, per il colore nero del rizoma ma, alcuni autori, sostengono che derivi dal fatto che l’ingestione di alcune sue parti schiarisca le idee ai malati di epilessia. Il termine specifico deriva da “álbus=bianco, bianchiccio”, per il colore chiaro dei suoi fiori.
NB: Il Veratro comune viene spesso confuso con la Genziana maggiore (Gentiana lutea L.) ma, quest’ultima, possiede le foglie opposte e non alterne. Il Veratro nero (Veratrum nigrum L.), spontaneo in Italia nei boschi cedui e nelle radure, da 0 a 1.400 m s.l.m., è una specie altrettanto tossica, ma più facilmente rinvenibile e si distingue, tra l’altro, per avere i fiori rosso-nerastri.

Usi popolari e rimedi

Si può utilizzare, tra le altre cose, come ipotensivo, analgesico e antifebbrile.

Bibliografia

  • Bulgarelli G., Flamigni S., 2014 – Le piante tossiche e velenose. Hoepli Editore, Milano.
  • Leporatti M.L., Posocco E., 1996 – Piante pericolose. Japadre Editore. L’Aquila
  • Ranfa, A., 2014 – Piante amiche e nemiche dell’uomo. 2a Edizione. Ali&no Editrice, Città di Castello, Perugia.
  • Stary F., Berger Z., 1987 – Piante velenose. Istituto Geografico De Agostini, Novara
  • Woodward L., 1985 – Piante velenose. Priuli & Verlucca Editori.

Sitografia